di Luciano Lago
Contrariamente a quello che possa sembrare, la guerra del Caucaso tra Armenia e Azerbaijan ha molta più attinenza di quello che si suppone con la situazione geopolitica attuale di assedio alla Russia, da parte delle forze USA/NATO.
Le centrali di comando di oltre Atlantico sembra che abbiano deciso che è arrivato il momento di mobiltare le forze della NATO e degli alleati contro la Russia. La portata della guerra nel Caucaso sta per svilupparsi in tutta la sua crudezza, ma questo conflitto lascia l’impressione che sia solo una parte del tutto e che il grande gioco dell’assalto alla Russia da parte della NATO stia per iniziare, tanto che la guerra del Caucaso si può considerare soltanto un fronte minore, che prima o poi coinvolgerà la Russia direttamente.
La Russia sta inviando già la sua aviazione alla sua base in Armenia e sono stati avvistati caccia russi Mig-29 nei cieli della capitale armena, pertanto Mosca dimostra che mantiene i suoi impegni con l’alleato, l’Armenia, nel contesto della escalation del conflitto tra Erevan e Baku. Gli aerei russi sono assegnati alla base russa in Armenia, la base 102 dell’ordine di Alexander Nevski, una base militare attrezzata con missili antiaerei S-300, con una guarnizione russa di 4000 persone e che può contare su caccia Mig-29 ed elicotteri MI-24P e Mi-8MT.
Intanto la Turchia, che è la grande incognita nel contesto del conflitto, ha aperto due punti nel nord della Siria per arruolare miliziani da inviare in Azerbaijan e ci sono code di volontari nei punti di arruolamento per la necessità dei miliziani di ottenere buoni salari che non sono più assicurati in Libia, dove si è verificato un calo di tensione a seguito delle dimissioni di al-Serraji che ha sorpreso la Turchia. In precedenza fonti locali hanno già confermato l’invio di reparti di miliziani filo turchi in Azerbaijan.
Al momento non è facile interpretare questi movimenti, ma di sicuro questo serve a distrarre lo sguardo dal fronte più importante, che è quello del cinturone sanitario creato dall’Occidente alle frontiere europeee della Russia e che può trasformarsi in un cinturone di fuoco continuo in qualsiasi momento. La escalation del conflitto nel Trans-Caucaso può sembrare apparentemente spontanea e le esplosioni di fuoco regolari, anche quelle più forti che sembrano scoppiare senza una ragione visibile e grave, sono da considerare tipiche di una situazione di preconflitto che perdura da oltre 30 anni.
Tuttavia, tutto può essere spiegato dalla presenza di alcune motivazioni dietro il “sipario” ufficiale e di decisioni che sono del tutto diverse da quelle che appaiono dalla versione ufficiale di entrambe le parti. La principale ragione potrebbe essere che questo sia un nuovo focolaio del confronto militare, che è di natura occulta e che si relaziona con la situazione geopolitica generale.
Occorre segnalare che, indipendentemente dalle circostanze, questa situazione risponde agli obiettivi e agli interessi geopolitici degli USA o della Elite di potere di Washington. In primo luogo, dati i rapporti di vicinanza politica e militare tra Azebaijan e Turchia e fra Russia e Turchia, Washington ha l’opportunità di aprire una breccia nelle relazioni fra Mosca ed Ankara, dato che una buona armonia di rapporti fra Mosca e Ankara, è una autentico grosso problema per gli USA e la UE, poichè questa è basata su interessi economici e militari comuni e molto ampli fra i due paesi ed è una relazione osteggiata dagli strateghi della NATO.
Quella fra Turchia e Russia è una relazione che non si è infranta, nonostante le tensioni in Libia e in Siria. Nonostante gli sforzi della Nato e della UE per ottenere questa rottura dell’asse Mosca Ankara.
La Nato è cosciente che si sta formando una grande coalizione anti occidentale su scala globale, fra Russia-Iran-Turchia-Cina e per questo motivo la NATO considera prioritariamante l’opportunità di far rompere l’intesa fra Russia e Turchia che è molto pericolosa per l’occidente soprattutto per il futuro. La NATO è consapevole che una gran guerra nel Caucaso obbligherà la Russia a reagire, ed è poco probabile che questa sia una reazione che piacerà alla Turchia e tale fattore causerà difficoltà a Erdogan nel mantenere l’alleanza con Mosca.
Pertanto, in questa situazione molto dipenderà dalla posizione di Ankara , fino dove arriverà la Turchia nel suo appoggio all’Arzebaijan, se questa entrerà in conflitto indirettamente con la Russia o se arriverà ad un accordo di compromesso. Tuttavia, tenendo conto di come si sviluppa questo conflitto, dove si ci sono state minacce incrociate di colpire le installazioni nucleari di Armenia e dell’altro lato, installazioni similari per importanza, tutto potrebbe precipitare. Questo conflitto può essere parte di uno scenario molto più ampio in cui possibilmente la parte più estremista dei falchi USA, assieme al Pentagono, si sono imbarcati nel sobillare il confitto per i loro interessi.
Se uniamo questo al protagonismo del leader francese Macron, che sta facendo una crociata in cui si è autoproclamato “campione” della civilizzazione europea contro la Russia, allora intendiamo la ratio degli avvenimenti. I neocon occupano un posto chiave nell’apparato militare e di intelligence degli USA, incluso il Pentagono, e sopingono per azioni più decise contro la Russia. Il segretario della difesa Mark Esper ha una relazione difficile con Trump e professa la russofobia come sua ossessione tanto da proclamare la Russia come il principale nemico degli USA (per Trump è la Cina).
Questi “falchi” neocon del Pentagono vogliono suscitare una partecipazione diretta degli USA nei teatri remoti dove affrontare la Russia, e questi hanno un piano B per esercitare una maggiore pressione politica e miltare sulla Russia, che deve essere esercitata dai paesi satelliti degli USA, soprattutto da quelli ubicati lungo le frontiere russe, proprio dove l’Occidente sta costruendo un cordone sanitario anti russo continuo da molto tempo ed in modo persistente.
Dovrebbero essere queste nazioni nel momento giusto a impegnare soldati e armi nella battaglia contro la Russia e ed è qui dove entra in gioco l’imperatore francese Macron, che sarebbe l’incaricato di coordinare le nazioni vassalle della NATO con un denominatore comune: la russofobia. Le risorse totali di mobilitazione del cordone sanitario creato intorno alla Russia, dalla Polonia alla Romania, all’Ucraina, ai paesi Baltici, alla Georgia, Rep. Ceca, Croazia, ecc,. secondo le previsioni supera i 5 milioni di soldati più o meno equivalenti a quelli del corpo di spedizione che organizzarono i tedeschi nella seconda guerra mondiale.
In questo contesto, lo scoppio del conflitto nel trans Caucaso non appare insperato e inspiegabile ma, al contrario, si relaziona molto bene con la situazione di tensione in Bielorussia dove i vicini più bellicosi della Russia, come Polonia e i paesi baltici, stanno già affilando i loro denti, tanto da obbligare la Russia a mobilitare i suoi bombardieri strategici (i cigni bianchi), che hanno iniziato a sorvolare i confini di questi paesi per dare un segnale preciso che la Russia reagirà duramente a qualsiasi minaccia.
Nel frattempo il francese Macron, quale “campione” delle forze imperialiste neoliberali che intravedono la Russia come un nemico da estinguere, è già partito” lancia in resta”, questa settimana per un giro fra i paesi baltici dove impartirà istruzioni ai satelliti per lottare contro la Russia. Lui dirà quale sarà il momento e impartirà gli ordini.
Articolo di Luciano Lago
Fonte: https://www.controinformazione.info/la-guerra-nel-trancaucaso-e-il-contesto-dellassedio-alla-russia/